Si può forse fondare una Nazione a botte di fave e formaggio?

DIGI RACCONTI

Piccole storie del mio guardare sbieco.

 

Forzando età dopo età l’angusto passaggio della mia debole vista, ho imparato che lo sguardo è qualcosa di assai diverso di un semplice atto: è la mano di un mio pensiero che si distende fragile portando con sé la sensualità del tatto, ben al di là del breve territorio del senso che lo ha generato.

È un orizzonte, è un’intenzione, è il sentimento di segni che si disvelano e si confondono nell’universo; tracce di un reale tanto vasto da generare ancora –sempre- meraviglia. Per questo il mio sguardo persiste oltre la semplice visione delle cose. Ed è una fortuna, perché altrimenti l’angolo sbieco da cui vedo la vita mi renderebbe irrimediabilmente ottuso.

Lo sguardo tocca e ascolta, costruisce e manipola il mondo. E il mondo lo stupisce, lo ferisce, lo fa prigioniero, e infine –forse- lo libera. Forse l’universo delle cose e dei viventi non l’ho mai visto davvero, eppure il mio sguardo lo possiede e ne è posseduto da sempre, ch’io ricordi.

Questi sono racconti scritti con la fotografia, il modo più diretto e pratico che ho trovato per far raccontare il mio sguardo. Raccontano ciò che le parole da sole non sanno dire come vorrei. Sono storie fantastiche del guardare. Sono tutti racconti di intimità, la più grande intimità che ho imparato ad esercitare con l’applicazione dei miei sensi tutti allo sguardo; intimità con il mondo, intimità con me stesso. Ci sono parole, parole scritte, e sono la voce del mio sguardo.

Dolcezza e rancore

Racconto del mio vedere sbieco e ravvicinato attorno allo sguardo bovino, caprino, equide e suino.

Clicca sulle immagini per leggere il digiracconto

tutta questa dolcezza tutto questo rancore
La vacca è la carne...
La vacca è la carne, la carne è la forza, la forza è la vita,
la vita della vacca è la morte. Nel mezzo c’è solo uno sguardo,
lo sguardo è dolcezza, la dolcezza è un cibo per mosche
Ecce l’angelo riccioluto scapigliato scarruffato...
Ecce l’angelo riccioluto scapigliato scarruffato. L’angelo di dolcezza di rassegnazione di bontà.
L’angelo testardo tetragono bastardo. L’angelo apatico svogliato lavativo.
L’angelo che precede il mistero, l’angelo dell’annunciazione
Riguardo a ciò che pensano le capre...
Riguardo a ciò che pensano le capre so che in loro risiede
una sterminata enciclopedia della coscienza universale
e sfogliano il mondo solo per dare un’occhiata all’indice
Ai maialini felici...
Ai maialini felici di Vitoio non serve sapere
come andrà a finire. Quello che a loro serve
è un bel mucchio di melette rosse fino alla fine
C’è qualcosa che vive dentro un cavallo...
C’è qualcosa che vive dentro un cavallo,
forse è la traccia di un diavolo, forse il segno un dio.
Come potresti spiegarti altrimenti così tanta dolcezza, così tanto rancore?