Lavorare per vivere - lavorare per morire.

MATERIALI DI LAVORO

Senza entrare nell’incerta questione del rapporto tra lettore e scrittore va detto che quello che per voi è l’inizio, di una lettura, di una storia e quindi di un viaggio, per me ne è la fine. Non tanto e non solo la fine di quello che ho scritto, ma la fine di una parte di me che poi va a sedimentarsi in qualche posto da cui solo a fatica riesco a ripescarla. Prima di un romanzo c’è un’idea o una serie di idee, anzi prima ancora ci sono suggestioni, alcune se ne vanno come sono venute, altre si consolidano nel tempo e possono diventare appunti rielaborati, articoli o racconti. Gran parte di tutto questo viene dimenticato, mentre altre cose diventano strumento di costruzione, così come cominciando una casa si cerca il materiale per il letto delle fondamenta. Alla fine di tutto questo lavoro il più va perso e dimenticato, qualcosa, casualmente o perché ha avuto altri utilizzi, rimane. Forse ha un qualche interesse o soddisfa qualche curiosità consultare ciò che è rimasto. Anche solo per dare una prospettiva a quel che altrimenti sarebbe solo un inizio per voi, una fine per me.

I materiali della "Meccanica celeste"
Se ho scritto che it’s all true un motivo ci sarà. Trovatelo qui: tra i progetti, articoli, pensieri, testi editi o inediti che ho camminato negli ultimi 5-6 anni e che mi hanno portato alla “Meccanica”. 1) 10.aprile.2004 (edito su XIX) Del giovedì santo a Castiglione Sono in Garfagnana, la terra dei miei cugini silvestri, la mia casa ancestrale. Giovedì notte a Castiglione ho partecipato a un rito molto antico e molto coinvolgente, e commovente: il Cammino del Crocione. Fa parte delle molte tradizioni della Settimana Santa della cristianità etnica, ma ha una sua singolarità, è una Via Crucis molto particolare, oltre al fatto che si svolge un giorno prima dello stabilito. Il Cristo che porterà la sua pesante croce per le erte vie del paese è un ignoto. Viene estratto a sorte tra i candidati che si presentano durante l’anno alla Confraternita del Procione e segretamente viene preparato fino a che, incapucciato fa il suo ingresso nella chiesa. Lì, Giuda lo bacia e lo tradisce, lì viene bastonato, gli vengono poste delle catene ai piedi, viene caricato della croce e spinto fino al suo Golgota, non senza essere caduto per strada almeno tre volte. Assiste tutto il paese al suo cammino, tutto, dai ragazzini del centro sociale ai vecchi legnaioli, ma per quanto dura il rito altro non si sente che levarsi in aria il rumore delle sue catene, l’affanno del suo respiro e l’afflato di pena e dolore della gente che gli cammina accanto... (clicca sul titolo e continua)