Dignità

Ieri questo giornale ha pubblicato la bella lettera di una “vecchia” maestra sul tema della dignità, sull’idea dominante di dignità come, diciamo così, un fatto di glamour, soldi, bellezza e salute, ai lettori non può essere sfuggita. Io vorrei solo aggiungere un’osservazione. Sono anni che non la sento nemmeno più pronunciare la dignità. Non nelle conversazioni familiari, non in quelle occasionali, non nella comune relazione sociale, molto, molto difficilmente sulla carta stampata, in un romanzo appena uscito, mai, ma proprio mai alla televisione, in un film. Sì, ogni tanto la risento in qualche discorso o perorazione ufficiale, e il papa, beh, il papa ha una straordinaria propensione per le parole non comuni. Ma mai che mi capiti di sentire una madre che saluta il figliolo che entra a scuola con “mi raccomando, comportati con dignità”, o orecchiare una ragazza che confida all’amica quanto l’abbia colpita il temperamento di gran dignità di un  ragazzo; beh, sarà un secolo che non incontro qualcuno che mi annunci di aver trovato un lavoro pagato non un granché ma molto dignitoso. Eppure è una parola così preziosa, è così bello poterla pronunciare, è così confortante poterla annunciare la dignità, in sé stessi, in ogni umano. Un uomo può essere spoglio di tutto ma non della dignità, quante generazioni hanno vissuto nella certezza che questa fosse la più grande delle conquiste. Io stesso sono stato cresciuto così, spesso spoglio di ogni cosa, ma mai della mia dignità. E sapermi un uomo dignitoso mi fa star bene anche se, come la vecchia maestra, sono assai poco glamour. Ma è vero che se chiedessi alla gente che incontro per strada di scegliere, troverei una preferenza schiacciante per l’essere ricoperti di tutto anche se spogli di dignità. Naturalmente c’è da averne un po’ vergogna, almeno un po’, e credo che sia per questo che la parola è sparita di circolazione, per non arrossire di vergogna. Proprio ieri ho scritto una lettera a una persona di grande cultura e posizione, ponendo una questione di dignità, nella sua risposta si parla di molto, ma  quella parola non l’ho letta. Tengo un tesoretto di parole importanti, preziose, andate in disuso; non sono molte, le cose preziose sono per loro natura rare. Ve ne regalo un’altra che sta bene in compagnia della dignità: onore. Da quant’è che non la sento dire, nel rispetto del suo etimo, s’intende, e a pronunciarla rischio di passare per un neofascista, onore al duce e quella roba lì.

Il Secolo XIX, 24 settembre 2017